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Ottobre 2003
Studio preclinico di attivazione del gene SMN2 mediante trattamento con fenilbutirrato di colture di pazienti con atrofia muscolare spinale
C. Andreassi , C. Angelozzi , F.D. Tiziano , A. Boninsegna , T. Vitali , M. Villanova , G. Neri , C. Brahe.
1.Istituto di Genetica medica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; 2.Istituto di Patologia generale, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; 3.Casa di Cura Nigrisoli, Bologna.

Le atrofie muscolari spinali (SMA) sono causate da assenza allo stato omozigote del gene SMN1. Tutti i pazienti hanno almeno una, più spesso 2-4, copie del gene altamente omologo SMN2. I geni SMN1 e 2 codificano per una proteina identica ma, a differenza di SMN1, SMN2 produce prevalentemente isoforme incomplete dovute a splicing alternativo dell'esone 7. Pertanto i pazienti esprimono ridotti livelli di proteina SMN e il fenotipo clinico correla inversamente con la quantità di proteina full length prodotta.
La modulazione farmacologica dell'espressione dei geni SMN2 potrebbe rappresentare un possibile approccio terapeutico alla SMA. A tal fine, abbiamo studiato l'effetto di agenti iperacetilanti degli istoni sull'espressione dei geni SMN2 in colture di fibroblasti di pazienti SMA. Abbiamo scelto di usare il fenilbutirrato (PBA) poiché, diversamente dal sodio butirrato, questo composto non mostrava effetti inibitori, sulla progressione del ciclo cellulare, valutati tramite analisi con FACS. L'effetto del PBA sulla trascrizione di SMN2 è stato analizzato in 16 colture mediante un saggio quantitativo basato su real-time PCR. La maggior parte delle colture studiate mostrava un aumento considerevole (fino al 350%) di trascritti full length, benché il grado massimo di risposta al trattamento con PBA variasse tra le diverse colture e in dipendenza del tempo di incubazione. Soltanto in tre colture l'aumento di espressione era inferiore al 100%. Risposte ottimali sono state ottenute con concentrazioni di 1-2 mM di PBA e un miglioramento della risposta è stata osservata dopo somministrazione ripetuta del composto. L'espressione della proteina, valutata come numero di strutture nucleari (gems) nelle quali SMN si concentra, è risultata aumentata fino a 2-3 volte dopo trattamento. Dal momento che il PBA è un farmaco già in uso per il trattamento di alcune malattie rare, i nostri risultati suggeriscono che il PBA potrebbe essere utilizzato anche per la terapia di pazienti SMA.

(Autore: Dott.ssa Christina Brahe)

28 aprile 2003
Trial in doppio cieco con il fenilbutirrato

ASAMSI e Famiglie SMA sono liete di annunciare che il trial pilota con il fenilbutirrato della Prof.ssa Christina Brahe (Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma) ha ottenuto risultati incoraggianti, sulla base dei quali è stato deciso di condurre un’ulteriore e più ampia fase della sperimentazione, molto probabilmente in “doppio cieco” con placebo. Lo studio sarà effettuato nei prossimi mesi e coinvolgerà bambini affetti da SMA di tipo II e III, di età compresa tra i 2½ e 12 anni.

Il coordinatore del progetto sarà la prof.ssa Brahe; i centri clinici che parteciperanno alla sperimentazione sono:
1. Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma;
2. UILDM Sezione Lazio/Policlinico Gemelli, Roma;
3. Clinica Nigrisoli, Bologna;
4. Ospedale Pediatrico Gaslini, Genova;
5. Università degli Studi di Messina, Messina;
6. Università degli Studi di Pavia, Pavia;
7. Istituto C. Besta, Milano.
La prima fase dello studio, quella della validazione del protocollo di misurazione, partirà nelle prossime settimane e durerà circa due mesi; la seconda fase, quella della somministrazione del farmaco o del placebo a settimane alterne, si svolgerà subito dopo e durerà 13 settimane.

Le famiglie potenzialmente interessate a consentire la partecipazione dei propri bambini alla sperimentazione possono utilizzare il modulo apposito (in formato Acrobat oppure Word) e spedirlo al più presto a Famiglie SMA o all’ASAMSI per fax, posta prioritaria o posta elettronica:
ASAMSI Onlus
c/o ASAMSI LIVORNO
Via Zambelli, 14
57100 Livorno
Fax: 0586 210725
E-mail: marialetizia.solinas@email.it
Internet: www.asamsi.org
Famiglie SMA Onlus
Segreteria
Via Alberico II, 4
00193 Roma
Fax: 06-6873457
E-mail: info@famigliesma.org
Internet: www.famigliesma.org Le associazioni provvederanno a inviare tempestivamente i dati al coordinatore, che contatterà direttamente i pazienti selezionati. L’inclusione dei bambini nel trial sarà decisa dai ricercatori sulla base dei requisiti necessari al buon esito della sperimentazione? età, tipo di SMA, etc. ?tecnici stessa. È nell’interesse di tutti che il trial venga effettuato reclutando soltanto i bambini più adatti, poichè un eventuale rapido esito positivo aprirebbe presumibilmente la strada all’utilizzazione del farmaco, attraverso il SSN, anche per i pazienti affetti da SMA (di qualunque tipo, incluso il tipo I).
Compatibilmente alle esigenze organizzative di carattere generale, si terrà conto della scelta personale dei partecipanti relativa al centro clinico.

Per ulteriori informazioni, è possibile contattare:
Maria Letizia Solinas tel. 340 3371737 (ore 18:00-20:00)
Maria Cipriani tel. 328 0303120
N.B.: La partecipazione alla sperimentazione non comporta l’utilizzo di tecniche invasive o comunque dolorose o disagevoli per il bambino (a parte i prelievi di sangue); la partecipazione è aperta a tutte le famiglie, anche a quelle non iscritte ad alcuna associazione.
Parallelamente alla sperimentazione sul fenilbutirrato, si svolgerà anche un progetto di validazione e armonizzazione dei protocolli di misurazione (Progetto “Cure SMA” Italia), al quale parteciperanno i centri già menzionati.
Questo progetto coinvolgerà bambini diversi da quelli inclusi nella sperimentazione sul fenilbutirrato e sarà coordinato dal dott. Enrico Bertini (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù) e dal prof. Eugenio Mercuri (Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Imperial College di Londra). I bambini inclusi in questo progetto potranno successivamente essere inseriti in future sperimentazioni, anche internazionali, con potenziali farmaci che si rendessero eventualmente disponibili. La raccolta di questi dati è dunque molto importante in quanto potrebbe facilitare l’organizzazione di ulteriori sperimentazioni e la partecipazione del nostro paese a trials clinici internazionali con protocolli armonizzati tra i diversi paesi.
N.B.: La partecipazione al progetto di validazione non comporta l’utilizzo di tecniche invasive o comunque dolorose o disagevoli per il bambino; la partecipazione è aperta a tutte le famiglie, anche a quelle non iscritte ad alcuna associazione.

Le famiglie interessate possono utilizzare lo stesso modulo allegato e rivolgersi per informazioni ai recapiti telefonici sopra indicati.

16 dicembre 2002
Trial pilota con il fenilbutirrato
Dott.ssa Christina Brahe, Istituto di Genetica Medica, Università Cattolica, Roma, Italia

Il Comitato Etico della Facoltà di Medicina e Chirurgia “A. Gemelli“ dell’Università Cattolica S.C. di Roma ha ufficialmente approvato il progetto di trial (sperimentazione) pilota sul fenilbutirrato come trattamento per la SMA.
Il trial costituisce lo sviluppo del progetto di ricerca sul fenilbutirrato della prof.ssa Christina Brahe, finanziato congiuntamente da ASAMSI e Famiglie SMA. Il trial si completerà entro pochissimi mesi, per portare, se l’esito sarà positivo, ad una sperimentazione vera e propria in “doppio cieco” (con farmaco e placebo) su un più ampio numero di pazienti. Si tratterebbe di una delle prime sperimentazioni al mondo di un potenziale trattamento per la SMA basate sul risultato di uno studio genetico. Abbiamo chiesto alla prof.ssa Brahe alcune informazioni in proposito, che riportiamo qui di seguito.

Autore: Prof.ssa Christina Brahe, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma.
Le atrofie muscolari spinali (SMA) sono causate dall’assenza del gene SMN1. Tutti i pazienti hanno almeno una, ma generalmente 2-4 copie di un gene altamente omologo, SMN2. I geni SMN1 e SMN2 producono una proteina identica ma, a differenza di SMN1, SMN2 produce soltanto una quantità molto bassa di proteina funzionale. Pertanto i pazienti esprimono ridotti livelli di proteina SMN.
La modulazione farmacologica dell’espressione dei geni SMN2 potrebbe rappresentare un possibile approccio terapeutico per la SMA. Abbiamo studiato l’effetto di farmaci che attivano l’espressione di alcuni geni. In particolare, abbiamo osservato che il fenilbutirrato è in grado di incrementare in maniera significativa la sintesi di trascritti completi (precursori delle proteine) dei geni SMN2 in alcune colture di fibroblasti di pazienti SMA. Il livello massimo di incremento dell’espressione di SMN2 dipende dalla coltura in esame e dai tempi di trattamento con fenilbutirrato: solo una delle quattro colture di tipo SMA I ha dimostrato un incremento superiore al 100%; al contrario, nella maggioranza delle colture di tipo SMA II e III l’aumento dei trascritti SMN2 completi è risultato pari almeno al 100 %.
Per verificare se il trattamento con il fenilbutirrato sia in grado di aumentare il livello dell’espressione dei geni SMN anche in vivo, ossia nei globuli bianchi del sangue, stiamo iniziando uno studio pilota nel quale ad alcuni pazienti e genitori, che già hanno partecipato al nostro studio in vitro, verrà somministrato per una settimana il fenilbutirrato. Se riscontreremo un incremento dei trascritti dei geni SMN2 anche nei globuli bianchi dei pazienti e genitori, la fase successiva sarà quella di disegnare uno studio in doppio cieco (cioè con l’uso di farmaco e placebo) esteso ad un numero maggiore di pazienti e per un periodo di tempo prolungato. In tal caso, verrà valutato se il fenilbutirrato, mediante il suo effetto di attivazione dei geni SMN2, possiede anche la capacità di incrementare la forza muscolare nei pazienti.
Nel trial pilota il farmaco è stato somministrato a 6 pazienti SMA tipo II e III per un periodo di 7 giorni. Campioni di sangue sono stati prelevati prima dell'inizio del trial e dopo 5 giorni dalla prima somministrazione del farmaco. In almeno uno dei campioni di sangue prelevati durante il trattamento abbiamo osservato un incremento dei precursori della proteina SMN nei globuli bianchi. In tutti i casi si è avuto un miglioramento soggettivo, notato dai pazienti o dai loro familiari. Stiamo ora preparando un trial clinico in doppio cieco su circa 100 pazienti per valutare gli effetti del farmaco sulla forza muscolare.

(Autore: Dott.ssa Christina Brahe)

2001
Studi dell’attivazione dei geni SMN2 in colture di fibroblasti di pazienti affetti da SMA
Dr. Christina Brahe

Istituto di Genetica Medica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma

Riassunto
Le atrofie muscolari spinali (SMA) sono causate da una marcata riduzione della quantità di proteina SMN negli alfa-motoneuroni del midollo spinale. La correlazione osservata tra maggiori livelli di proteina SMN e manifestazioni cliniche più lievi suggerisce che anche modesti incrementi della proteina potrebbero avere effetti positivi sulla gravità della malattia. In questo progetto ci
proponiamo di studiare l’effetto di alcuni farmaci sull’espressione del gene SMN2 in fibroblasti in
coltura di pazienti SMA.
Il progetto sarà suddiviso in tre parti:
1) Allestimento di una banca di colture di fibroblasti. Verranno allestite colture primarie di fibroblasti da biopsie di cute di pazienti affetti dalle diverse forme di SMA. In passato abbiamo già allestito linee cellulari da dodici pazienti e diversi controlli. In questa fase, si cercherà di allestire il maggior numero possibile di colture, con l’obiettivo di ottenerne almeno trenta di diverso genotipo e da pazienti affetti da forme di SMA con differente gravità.
2) Studi di attivazione del gene SMN2 con composti che agiscono sulla struttura della cromatina.
L’uso di questi farmaci è basato sull’ipotesi che i geni SMN2 potrebbero essere localizzati in domini della cromatina inattivi o moderatamente attivi a causa di riarrangiamenti nella regione SMA, che è altamente instabile; con l’esposizione a questi composti si potrebbe ottenere l’attivazione di geni SMN2. Infatti, in uno studio preliminare abbiamo osservato che il trattamento delle colture cellulari dei pazienti con un agente iperacetilante induce un aumento significativo del mRNA del gene SMN2 e del numero delle strutture nucleari, gems, (che sono marcatamente ridotte nei pazienti) dove si concentra la proteina SMN. In questa fase dello studio, si valuterà l’effetto del composto sopraindicato e di diversi altri attivatori aspecifici della trascrizione, singoli e in combinazione, sull’espressione dei geni SMN2 e si cercherà di stabilire le condizioni ottimali di trattamento in vitro. L’espressione dei geni SMN2 verrà valutata con RT-PCR quantitativa effettuata mediante il dispositivo ABI Prism 7700 Sequence Detector, mentre il numero delle gems nelle colture di fibroblasti verrà studiato mediante immunofluorescenza.
3) Studi di attivazione del gene SMN2 con altri composti. Le stesse metodiche verranno applicate per lo studio di attivazione dei geni SMN2 con altri composti, selezionati in base a criteri farmacodinamici, che verranno messi a disposizione da una ditta farmaceutica. Inoltre, la nostra banca di colture di fibroblasti potrebbe essere usata per testare eventuali composti che verranno identificati in differenti studi sull’attivazione dell’espressione del gene SMN2, in collaborazione con altri gruppi di ricerca.
Questi approcci potrebbero fornire informazioni su possibili farmaci che permettano di incrementare l’espressione dei geni SMN. Inoltre, la disponibilità di numerose colture di fibroblasti costituirà una risorsa importante per stabilire sia le condizioni ottimali di trattamento a livello cellulare che per identificare possibili differenze interindividuali nella risposta al trattamento con singoli farmaci.

Obiettivi del progetto
Il nostro e altri gruppi hanno precedentemente dimostrato che la maggioranza dei pazienti SMA possiedono da uno a quattro geni SMN2 (McAndrew et al., 1997; Vitali et al., 1999). La presenza di questi geni costituisce un bersaglio importante per gli studi di attivazione genica allo scopo di aumentare i livelli di proteina SMN per fini terapeutici.
Il primo obiettivo del nostro studio è quello di allestire una banca di colture di fibroblasti da biopsie cutanee di pazienti SMA. I motivi per cui si è scelto di allestire una banca di linee di fibroblasti
sono: a) la biopsia cutanea è una procedura relativamente semplice e poco invasiva, b) le cellule possono essere facilmente analizzate al microscopio per eventuali effetti tossici dei singoli farmaci (e delle diverse concentrazioni dello stesso farmaco), c) le colture si prestano bene a studi di immunolocalizzazione per la determinazione del numero di strutture nucleari (gems) contenenti SMN, e d) la disponibilità di un numero significativo di colture permetterà di studiare, a livello cellulare, le possibili differenze interindividuali nella risposta ai farmaci.
Il secondo obiettivo del progetto è di studiare l’effetto di composti coinvolti nel rimodellamento della cromatina sull’espressione dei geni SMN2. Si può ipotizzare che alcuni geni SMN2 siano localizzati in domini della cromatina inattivi o moderatamente attivi, per via di riarrangiamenti nella regione SMA che è altamente instabile (Campbell et al., 1997) e che l’esposizione ad un attivatore aspecifico della trascrizione potrebbe indurre una sovraregolazione dei geni SMN2. In alcuni trial clinici recenti sull’anemia falciforme, mediante la somministrazione di un composto iperacetilante (approvato dalla FDA) si è ottenuto un aumento marcato e protratto dei livelli di emoglobina fetale in due terzi dei pazienti trattati, senza effetti collaterali importanti (Atweh et al., 1999). Inoltre, in uno studio condotto nel nostro Istituto, si è ottenuta l’attivazione del gene FMR1 nella maggior parte delle colture cellulari di pazienti affetti dalla sindrome X-fragile, trattate con agenti iperacetilanti (Chiurazzi et al., 1999). Questi risultati confermano l’esistenza di una variabilità interindividuale e sottolineano l’importanza dell’analisi di un numero cospicuo di linee cellulari.
Nostri dati preliminari suggeriscono che la somministrazione di un agente iperacetilante a colture di fibroblasti sia in grado di indurre l’espressione del gene SMN2 e di aumentare il numero di gems.
Studi quantitativi sull’espressione del mRNA del gene SMN e del numero di gems in un numero maggiore di colture cellulari trattate con l’agente sopraindicato e con altri attivatori aspecifici della trascrizione, singoli o in combinazione, dovrebbero permettere di determinare i composti più appropriati e le condizioni ottimali per il trattamento in vitro più efficace.
Il terzo obiettivo della ricerca proposta è quello di usare le colture di fibroblasti per studiare l’espressione del gene SMN2 dopo trattamento con altri composti messi a disposizione da una compagnia farmaceutica. La nostra banca di colture cellulari e l’analisi quantitativa del mRNA potranno eventualmente anche essere utilizzate nello studio di composti eventualmente identificati da altri gruppi.

Materiali e Metodi
Colture cellulari. Lo studio proposto verrà condotto su colture di fibroblasti. Disponiamo attualmente di colture di fibroblasti di dodici pazienti. L’obiettivo è di allestire una banca di colture di fibroblasti di pazienti SMA che desiderino aderire alla ricerca. Ciò richiede una biopsia cutanea che potrà essere eseguita in ambiente ambulatoriale ed inviato tramite corriere espresso previa comunicazione al nostro Centro.
Trattamento farmacologico delle colture cellulari. I farmaci verranno aggiunti al terreno di coltura in somministrazioni singole o ripetute. Valuteremo in prima istanza la concentrazione minima efficace e la concentrazione tossica di ciascun composto. Successivamente gli effetti del trattamento verranno confrontati con i valori basali di espressione di SMN, misurati su cellule non trattate dello stesso paziente.
Valutazione dell’espressione del gene SMN2. Per valutare quantitativamente le variazioni nell’espressione dei geni SMN2 verranno studiati i livelli di mRNA, di proteina e il numero di gems. L’analisi dei livelli di mRNA di SMN2 verrà eseguita mediante RT-PCR quantitativa utilizzando il dispositivo ABI PRISM 7700 che è stato recentemente installato nel nostro Istituto.
Questa procedura consente una quantificazione precisa e riproducibile delle variazioni dei livelli di mRNA. Gli incrementi nei livelli di proteina totale verranno quantificati mediante Western blot, utilizzando un anticorpo monoclonale diretto contro la proteina SMN, rispetto a un proteina di controllo. Il numero di gems verrà determinato mediante immunocitofluorescenza utilizzando un anticorpo monoclonale diretto contro la proteina SMN come descritto precedentemente (Patrizi et al., 1999).

Farmaci
La Società Sigma Tau Industrie Farmaceutiche Riunite S.p.A. si è dichiarata disponibile a fornire una serie di sostanze allo scopo di testare il loro effetto sull’espressione dei geni SMN2.

Referenze
Atweh GF, Sutton M, Nassif I, Boosalis V, Dover GJ, Wallenstein S, Wright E, McMahon L, Stamatoyannopoulos G, Faller DV, Perrine SP. (1999) Sustained induction of fetal hemoglobin by pulse butyrate therapy in sickle cell disease. Blood 93, 6: 1790-1797.
Campbell L, Potter A, Ignatius J, Dubowitz V, Davies KE. (1997) Genomic variation and gene conversion in spinal muscular atrophy: implications for disease process and clinical phenotype. Am J Hum Genet 61: 40-50.
McAndrew, P.E., Parsons, D.W., Simard, L.R., Rochette, C., Ray, P.N., Mendell, J.R., Prior, T.W. and Burghes, A.H.M. (1997) Identification of proximal spinal muscular atrophy carriers and patients by analysis of SMNt and SMNc gene copy number. Am. J. Hum. Genet. 60, 1411- 1422.
Patrizi A.L., Tiziano F., Zappata S., Donati A., Neri G., Brahe C. (1999) SMN protein analysis in fibroblast, amniocyte, and CVS cultures from spinal muscular atrophy patients and its relevance for diagnosis. Eur. J. Hum. Genet. 7: 301-309.
Vitali T., Sossi V., Tiziano F., Zappata S., Giuli A., Paravatou M., Neri G., Brahe C. (1999) Detection of the survival motor neuron (SMN) genes by FISH: further evidence for a role of SMN2 in the modulation of disease severity in SMA patients. Hum. Mol. Genet. 8 :2525- 2532.
Chiurazzi P., Pomponi M.G., Pietrobono R., Bakker C.E., Neri G., Oostra B.A. (1999) Synergistic effect of histone hyperacetylation and DNA demethylation in the reactivation of the FMR1 gene. Hum. Mol.. Genet. 8: 2317-2323.

(Autore: Dott.ssa Christina Brahe)

La Cronistoria di una ricerca tutta italiana
Siamo nel settembre del 2000 a Lido delle Nazioni dove si svolse il 7° incontro nazionale dell’ASAMSI. La prof.ssa Christina Brahe ci illustrò le potenzialità, appena scoperte, del gene SMN2. La sua relazione, come sempre molto chiara ed incisiva, suscitò immediatamente l’interesse dei presenti soprattutto perché ci comunicò che erano in corso delle ricerche ad ampio spettro per individuare se in natura esistessero delle sostanze che potessero in qualche modo attivare in questi geni la produzione di proteina. Fu deciso di mantenere i contatti con l’università Cattolica di Roma, dove la prof.ssa Brahe svolge la propria attività di docente e ricercatrice, nell’auspicio che quello che all’epoca poteva rappresentare una delle varie ipotesi di approccio per una terapia, potesse trovare eventuali riscontri positivi. Ciò si verificò nel corso dell’anno successivo: ad agosto Christina Brahe ci fece sapere di una pubblicazione relativa ad uno studio condotto a Taiwan su dei modelli animali che erano stati trattati con butirrato di sodio. I risultati non erano stati eccezionali, si era notato un aumento di proteina di circa il 10%, e ciò non faceva presagire, a giudizio dei ricercatori, che un trattamento sugli umani potesse sortire dei risultati importanti. Secondo la prof.ssa Brahe invece questo evento fu di grande rilevanza perché ciò costituiva per i suoi studi, che si erano sviluppati nel frattempo, una ulteriore conferma delle potenzialità di questa sostanza. In sintesi presso il suo laboratorio erano già stati eseguiti degli studi proprio con questa molecola su alcuni frammenti di fibroblasti (tessuto connettivo) prelevati su dei pazienti con SMA ed i risultati ottenuti (in vitro) erano stati notevolmente superiori alla percentuale riscontrata a Taiwan sui topi. L’assoluta novità quindi era che lo studio romano probabilmente si trovava in una fase più avanzata in quanto i risultati, seppur ottenuti su un campione molto ridotto di cellule, potevano far supporre che con un adeguato dosaggio della sostanza si potessero ottenere riscontri migliori.
La nostra associazione e Famiglie SMA, che nel frattempo si era costituita a Roma, decisero di sostenere il prosieguo di questo studio costituendo una borsa di studio per una valente ricercatrice, che già lavorava nel settore negli USA, per permetterle di coadiuvare il gruppo della Cattolica nello sviluppo del progetto che prevedeva innanzitutto una verifica su un campione più consistente di fibroplasti. Se anche questa prova avesse fornito i riscontri auspicati si sarebbe poi passati alle fasi successive per arrivare ad un eventuale trial clinico. Si tenga presente che in quel momento non si era ancora a conoscenza dell’esistenza in commercio di un farmaco la cui composizione fosse prevalentemente a base di sodio butirrato.
Avvenne quindi il reclutamento di 10 volontari, tra i pazienti affetti dalla forma II e III, disposti a farsi eseguire una biopsia cutanea allo scopo di fornire i fibroblasti necessari. Analogo intervento venne eseguito anche su uno dei genitori (portatore sano della malattia) per ulteriori controlli di laboratorio. In questo periodo si verificò un’altra circostanza fortunata: la prof.ssa Brahe apprese che in commercio esisteva un farmaco che poteva adattarsi alle nostre esigenze. Si trattava di un composto prodotto per la cura dei disturbi provocati nei bambini dal ciclo dell’urea. Essendo anche questa una patologia piuttosto rara, il farmaco viene fabbricato in quantitativi limitati e distribuito, solo agli ospedali, ad un prezzo molto elevato. La notizia dell’esistenza di questo farmaco comunque fu accolta con giusto entusiasmo. Inutile rimarcare che se ciò non si fosse verificato, il percorso per arrivare ad una eventuale somministrazione della sostanza sui pazienti sarebbe stato molto più lungo e difficoltoso e sicuramente non saremmo stati in grado, con le nostre sole forze, di ottenere le autorizzazioni dal Ministero competente.
Nel frattempo anche i risultati delle prove in vitro sui 10 pazienti stavano confermando quanto di positivo ci si poteva aspettare. La casa farmaceutica, messa a conoscenza di quanto si stava facendo e dei risultati ottenuti, si dimostrò interessata e assicurò che avrebbe fornito gratuitamente il farmaco per un trial che avesse coinvolto almeno una settantina di soggetti per la durata di 13 settimane. Obiettivo finale è quello di ottenere la prescrivibilità di questo farmaco anche per la SMA con spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Il resto è storia dei nostri giorni.
In questo momento si è in attesa del parere favorevole dei Comitati Etici dei Centri ove avverrà la sperimentazione. Questa autorizzazione è assolutamente necessaria quale primo passo per l’ufficializzazione della sperimentazione e dei fini che si vogliono perseguire. Siamo comunque fiduciosi; il dott. Bertini (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù), ed il prof. Mercuri (Policlinico Gemelli), sono molto impegnati anche per superare velocemente questa fase. Lo studio, che si svolgerà in doppio cieco con placebo, coinvolgerà bambini affetti da SMA di tipo II e III in età compresa tra i 30 mesi e i 12 anni. Sette saranno i centri interessati e più precisamente:

- Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma
- Policlinico Gemelli di Roma
- Clinica Nigrisoli di Bologna
- Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova
- Università degli Studi di Messina
- Università degli studi di Pavia
- Istituto Carlo Besta di Milano
ove i partecipanti si recheranno per la distribuzione delle dosi personalizzate ed i relativi controlli clinici. Occorre di nuovo ricordare a tutti che la fascia di età dei partecipanti ed il tipo della malattia sono stati decisi dal comitato scientifico dei medici al quale le due associazioni hanno affidato il compito di condurre al meglio, cioè nel minor tempo possibile con il massimo dei risultati, la fase della sperimentazione.
Se i risultati saranno quelli sperati allora si potrà finalmente ottenere per tutti, a prescindere dall’età e dal tipo (quindi anche per il tipo I) il farmaco attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.
Se la fortuna ci assiste probabilmente entro l’anno in corso sapremo molto di più per quanto concerne le aspettative di tutti. Per terminare si ringraziano tutti colori che stanno rendendo possibile l’attuarsi di un evento che, a prescindere dai risultati, segnerà comunque una svolta per quanto riguarda gli approcci terapeutici nei pazienti con SMA.

(Articolo tratto dal I° Semestrale ASAMSI 2003)

Butirrato di Sodio
Autore: Dott. Chris Spancake, Direttore della Ricerca, Families of SMA

Ultimamente, sono stati pubblicati alcuni articoli riguardanti esperimenti fatti con butirrato di sodio su cellule e modelli animali di SMA. Gli studi hanno dimostrato che, in culture cellulari, il butirrato di sodio è in grado di modificare il processo di giunzione (splicing) del gene SMN2 in modo tale da permettere una maggiore incorporazione di esone 7 nell'RNA messaggero. La ricerca condotta a Taiwan è il frutto della collaborazione tra China Medical College Hospital, Kaohsiung Medical University e Academia Sinica.
Il butirrato di sodio è stato testato sulle persone come possibile cura per il morbo di Crohn, alcuni tipi di tumore e la talassemia. Non esiste in commercio negli Stati Uniti (nè in Italia, NdT), ma si possono avere informazioni sul composto dall'FDA (Food and Drug Administration, l'istituto statunitense che approva i farmaci; NdT). In sostanza, l'FDA consente di usare questo composto nella produzione di clisteri per la somministrazione rettale in caso di malattie come il morbo di Crohn. Con questa modalità ben poco del butirrato di sodio somministrato é assorbito dal corpo umano. Una delle cose che sappiamo del butirrato di sodio, infatti, è che il corpo umano lo espelle molto rapidamente. In effetti, il corpo lo elimina così rapidamente che sarebbe molto problematico somministrarlo per via orale, poichè il dosaggio dovrebbe essere molto elevato per averne tracce residue nel sangue. Questo costituisce un grave problema per un farmaco, in special modo per uno che serva a curare malattie croniche. È altresì noto che il butirrato di sodio interagisce con processi biochimici e con altri geni, il che può generare potenziali effetti collaterali. Infine, non si sa molto circa l'interazione con altre medicine.
Siamo già a conoscenza del fatto che il butirrato di sodio ha una vita molto breve negli esseri umani, il che significa che il corpo ha un modo estremamente efficace e veloce di eliminare il composto. Per questo motivo si prevede che debbano essere somministrate dosi molto elevate in modo che una quantità sufficiente di butirrato sia presente e quindi potenzialmente attiva. Questi tipi di sostanza di solito non costituiscono un farmaco ideale ed è questo il motivo per cui stiamo ancora, come speriamo, allora sarebbe ragionevole allargare il campo d'azione delle sperimentazioni stesse.
Come genitore e come farmacologo, mi chiedo: "Mi procurerei del butirrato di sodio e lo darei a mio figlio?". Onestamente posso dire che non lo darei in modo incontrollato. Le ragioni sono:

• il dosaggio è molto elevato;
• non si sa molto circa gli effetti sui bambini;
• la conoscenza delle possibili interazioni con cibi o altre sostanze è scarsa;
• l'efficacia sugli animali non è stata chiaramente provata;
• è noto che il butirrato di sodio interagisce con altri geni;
• non ci sono ancora dati clinici che indichino che questa sostanza sia efficace.


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