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Intervista al prof. Vescovi (articolo tratto da “il Venerdi di Repubblica” del 7 gennaio 2005; di Luca Fraioli)

Si trasformano in tessuto cardiaco per riparare i cuori colpiti da infarto, in osso per far rimarginare le fratture, in cornee, capelli...
Ora le cellule staminali, la grande promessa della medicina dei prossimi anni, sono pronte a un nuovo balzo: diventare neuroni e sostituire quelli distrutti da alcune malattie che colpiscono il cervello.
‹‹Entro il 2005 una compagnia statunitense, la StemCells Inc., avvierà uno dei primi test clinici con cellule staminali cerebrali per combattere il morbo di Batten, che colpisce il cervello e che spesso è mortale››, anticipa Angelo Vescovi, condirettore dell'istituto cellule staminali all'Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano. ‹‹Ma un progetto analogo partirà anche in Italia, grazie al Consorzio nazionale cellule staminali e al San Raffaele. Ci sarà dunque competizione scientifica, con una differenza: negli Usa a fare gli esperimenti è una società privata, da noi sono delle istituzioni pubbliche››.
Ma perché, professor Vescovi, questo passaggio è tanto importante?
‹‹Si è talmente parlato di cellule staminali che ormai si dà per scontata la capacità di utilizzarle per curare qualsiasi organo. E invece questi due saranno i primi tentativi di intervenire con le staminali sul cervello. Ci sono due difficoltà da superare. La prima: così come le cellule del cervello sono più delicate delle altre cellule umane, anche le staminali cerebrali sono più delicate delle altre staminali. La seconda riguarda l'organo su cui si deve intervenire: il cervello ha una struttura molto più complessa del cuore o delle ossa. E le staminali non sempre riescono nella loro opera di ricostruzione cerebrale, soprattutto se la zona danneggiata è molto estesa››.
Dunque non basta iniettarle nell'area malata del cervello?
‹‹No, perché anche se molto plastiche le staminali cerebrali da sole non ce la fanno a ricreare la complessità delle reti dei neuroni. Tant'è vero che nei primi esperimenti non si cercherà di ricostruire parti del cervello, ma solo di usare le staminali per portare sostanze nutrienti che permettano al cervello di "autoricostruirsi"››.
Quale sarà il passo successivo?
‹‹Istruire le staminali perché imparino a ricostruire tessuti complessi come quelli cerebrali, appunto››.
E come si "istruisce" una cellula?
‹‹Per il midollo spinale è stato già fatto. In quel caso c'è da ripristinare una struttura simile a quella di un cavo elettrico, con tanti fili che corrono paralleli. Allora si creano fili artificiali, realizzati con molecole di origine biologica, sui quali si applicano e si fanno crescere le cellule staminali. Questa "protesi" si inserisce nell'organismo, che "digerisce" il sostegno e lascia che le staminali rimpiazzino la parte malata del midollo››.
Ha dimostrato di funzionare in altri casi questa tecnica?
‹‹Si, per esempio nella ricostruzione delle ossa. Finora, se mancavano dieci centimetri di osso non rimaneva che l'amputazione. Adesso invece si può far attecchire le staminali su una matrice e indurle a ricostruire la parte mancante››.
Le cure a base di staminali sono sperimentali o ce ne sono di già consolidate?
‹‹Esistono eccome. E, soprattutto, fanno uso di staminali adulte e non di quelle embrionali al centro di tante polemiche. Le staminali del cordone ombelicale, per esempio, si usano per curare la talassemia, l'osteogenesi imperfetta e la leucemia. Uno dei casi più belli, poi, è la cornea artificiale realizzata con cellule staminali. Oppure la cura delle grandi ustioni...››.
E in futuro?
‹‹Il cervello, come detto. Ma tra pochi anni anche intervenire con le staminali per riparare un cuore danneggiato dall'infarto sarà routine››.
Non c'è il rischio di far passare queste cellule per una panacea per tutti i mali?
‹‹Parlarne così tanto può dare troppe speranze ai malati, è vero. Ma è anche vero che le staminali stanno rivoluzionando la medicina. Fino a poco tempo fa, fatta eccezione per la chirurgia, si interveniva solo per curare i sintomi. Ora con le staminali si possono rimuovere le cause di una patologia. In teoria si potrebbe curare di tutto, o ricostruire un intero organo malato. Bisogna però far capire alla gente che le terapie con le staminali non consistono solo in trapianto di cellule nella zona malata del corpo››.
E in cos'altro, allora?
‹‹Una delle terapie più innovative a cui stiamo lavorando cerca di attivare le cellule staminali già presenti nel corpo del paziente, iniettando sostanze stimolanti. In alcuni animali, usando questo metodo, sono stati ridotti i danni provocati da un'ischemia cerebrale››.
Dunque, "attivare le staminali già presenti". Ma si è capito perché il nostro corpo è così ricco di queste particolari cellule?
‹‹Perché i nostri tessuti si deteriorano continuamente. E non c'è bisogno di ammalarsi: anche in condizioni normali i globuli rossi dopo 158 giorni di attività sono da buttare e vanno sostituiti. Così come molti miliardi di altre cellule che muoiono ogni settimana. Chi le sostituisce? Le staminali, appunto››.
Ma non potrebbero, allora, attivarsi spontaneamente in caso di malattia?
‹‹E’ quello che fanno. Probabilmente molte volte non ci accorgiamo di essere malati proprio perché le staminali sono già intervenute. Se però il danno è troppo esteso non ce la fanno...››.
Sono state trovate nei tessuti nervosi, nelle ossa, nei muscoli, nel grasso, perfino nei denti da latte. Esiste una mappa completa delle "riserve" di staminali?
‹‹No, anzi ne mancano molte all'appello. Quelle del fegato, per esempio, o del pancreas, o del rene ancora non sono state ben identificate››.
Appunto: come si fa a riconoscere una cellula staminale da una "normale"?
‹‹Non è facile, perché le staminali, proprio perché "immature" e pronte a trasformarsi in qualcos'altro, non esprimono tutta una serie di caratteri che permettono di fare distinzione tra cellule di tipo diverso. Stiamo cercando di individuare metodi precisi che ci aiutino a individuarle. Purtroppo, però, c'è ancora molta promiscuità e qualcuno ne approfitta, affibbiando l'etichetta staminale a tutto quello che vede nel microscopio››.


 

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